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Cristina Costarelli
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Maturità 2021, il protocollo di sicurezza: guida completa e risposte alle domande frequenti
Dall'obbligo di mascherina alla distanza di due metri da mantenere tra maturando e commissione. Ecco tutte le regole da seguire

Il MI ha divulgato il protocollo di sicurezza che tutte le persone coinvolte negli esami di Stato 2021 saranno tenute a seguire per evitare il contagio da Covid-19. Il documento, fondamentalmente, rimanda alle regole formulate per la Maturità dello scorso anno, ma non sono assenti novità fondamentali da tenere a mente e da osservare in sede d’esame: nel 2021, infatti, si ha lo stop alle mascherine di comunità, e sono sconsigliate anche le tipo FFP2 per un uso prolungato.Le raccomandate per il colloquio rimangono le mascherine di tipo chirurgico. Con Skuola.net scopriamo nel dettaglio come sarà l’esame di quest’anno e, grazie all’aiuto di Cristina Costarelli, Dirigente scolastica Newton di Roma e vicepresidente ANP Lazio, troveranno risposta anche alle domande più frequenti sul protocollo di sicurezza.

Protocollo di sicurezza Maturità 2021: come funzionerà quest’anno?
Come anticipato, sono sostanzialmente confermate le misure previste nel Protocollo d’Intesa 2019-2020, con alcune novità. Ecco le più importanti nel dettaglio.
  • Sarà necessario mantenere sempre due metri di distanza fra candidato e commissione.
  • Studentesse e studenti potranno avere un solo accompagnatore.
  • Il calendario di convocazione, che prevede un massimo di 5 candidati al giorno, dovrà essere comunicato preventivamente dalla scuola, con verifica dell’avvenuta ricezione.
  • Il candidato dovrà presentarsi a scuola 15 minuti prima dell’orario di convocazione previsto e dovrà lasciare l’edificio scolastico subito dopo l’espletamento della prova.
  • All’atto della presentazione a scuola il candidato e l’eventuale accompagnatore dovranno produrre un’autodichiarazione che attesti lo stato di buona salute, di non essere attualmente in quarantena o in altre situazioni di rischio, prevedendo l’eventuale aggiornamento del modello sulla base delle indicazioni delle autorità sanitarie competenti.
  • Si dovrà indossare la mascherina, ed è stata raccomandata quella di tipo chirurgico. Non potranno essere utilizzate mascherine di comunità ed è sconsigliato l’utilizzo prolungato delle mascherine FFP2.
  • A scuola saranno disponibili prodotti igienizzanti per i candidati e il personale della scuola, pertanto non sono necessari guanti. L'aula destinata allo svolgimento dell’esame di stato dovrà prevedere un ambiente sufficientemente ampio che consenta il distanziamento e il ricambio d’aria.
  • Ci saranno percorsi dedicati di ingresso e di uscita dall’istituto, in modo da prevenire il rischio di interferenza tra i flussi in ingresso e in uscita, mantenendo ingressi e uscite aperti.

  • Per chi avesse ancora dubbi sulle norme da seguire per poter svolgere l’esame di Maturità 2021 in sicurezza, Cristina Costarelli, Dirigente scolastica Newton di Roma e vicepresidente ANP Lazio, ha risposto ad alcune domande frequenti in merito al funzionamento degli esami di quest’anno.

  • La mascherina si potrà abbassare anche quest'anno durante la prova?
  • "Il protocollo di quest’anno riprende in pieno le misure di sicurezza di quello dello scorso anno, con piccole modifiche che riguardano alcuni aspetti residuali. Per cui, la mascherina sicuramente si può abbassare durante la prova a condizione che venga mantenuta la distanza di due metri prevista per l’anno scorso e riconfermata."

  • Ci sarà ancora la necessità dell'autodichiarazione da consegnare prima di sostenere l'esame?
  • "È necessario presentare e sottoscrivere l’autodichiarazione, che può essere modificata - dice il protocollo di quest’anno - sulla base di eventuali indicazioni delle autorità sanitarie competenti."

  • Ci saranno particolari regole per gli studenti vaccinati o con tampone?
  • "Studenti vaccinati o con tampone non sono previsti: ovvero non è previsto che portino un documento o che per loro sia possibile più di un accompagnatore. Quindi l'aver fatto il tampone o l'essere stati vaccinati non dà diritto a misure diverse rispetto a quelle indicate nel protocollo. Per cui solo un accompagnatore a candidato, visto che il protocollo non fa alcun riferimento a tamponi o vaccini e quindi non ammette eccezioni."

  • Complessivamente cosa cambia rispetto allo scorso anno?
  • "Rispetto all’anno scorso cambia di fondo la questione mascherina: può essere utilizzata la FFP2, ma non per un utilizzo esteso, non può essere utilizzata la mascherina di comunità, la più consigliata e sostenuta è la mascherina chirurgica."

  • Come si stanno organizzando le scuole per le convocazioni dei candidati? Come funzioneranno nella pratica (orario di convocazione; percorsi entrata/uscita; candidati per giorno)?
  • "Per quanto riguarda l’organizzazione delle scuole, anche su questo ci si sta attrezzando come l’anno scorso: mediamente le scuole utilizzeranno (per lo svolgimento dei colloqui) palestre, teatri, aule magne, spazi all’aperto, con distinzione di percorsi per l’entrata e l’uscita, numero di candidati al giorno è di massimo 5, per cui le scuole sono abbastanza preparate sulla falsa riga di quello che è avvenuto l’anno scorso."

  • Potrebbero esserci dei casi in cui un candidato non possa sostenere l'esame per non aver rispettato una delle norme di sicurezza? Ci può fare qualche esempio?
  • "Rispetto al fatto che un candidato non sostenga l’esame per non aver rispettato le norme di sicurezza non ci sono indicazioni. Non c’è un regolamento disciplinare dell’esame, ci si aspetta che questo non avvenga mai, anche perché nella scuola si entrerà nell’orario in cui si fa l’esame, non ci sarà nella scuola presenza di persone in attesa o che possano assumere comportamenti di altro tipo."


    SCUOLA:PRESIDI ROMA,INTRODURRE OBBLIGO TAMPONI PER STUDENTI

    Costarelli ,in vista riapertura anche progetti recupero ore perse (ANSA) - ROMA, 22 MAR - «Creare una 'rete solidalè attorno alla scuola in emergenza. Non solo coinvolgendo le diverse realtà istituzionali, ma con l'ausilio di esperti della formazione, dell'istruzione e della realtà educativa». A lanciare la proposta, nel corso del webinar organizzato dall'ANP Lazio «Parliamo di scuola: una rete di esperti per contributi di qualità», Cristina Costarelli, vicepresidente dell'Associazione Nazionale Presidi (ANP) di Roma. «Possiamo superare il momento di allerta Covid unicamente mettendo a sistema le forze in campo attraverso una scuola aperta all'esterno, al mondo organizzativo e dell'associazionismo - aggiunge - Non si può più aspettare. Il ritorno in presenza va organizzato fin da ora - ha proseguito Costarelli - con azioni mirate a recuperare le ore di lezione perse, progettualità e servizi dedicati a contrastare i nuovi problemi di bambini e ragazzi emersi in epoca di pandemia e la dispersione scolastica», ribadendo la volontà «di introdurre l'obbligo dell'effettuazione dei tamponi per gli studenti in vista del rientro in classe».

    Costarelli (Associazione Nazionale Presidi): “Tasso dispersione scolastica sfiora il 25 per cento”
    Il vice presidente ANP: "In aumento i casi di interruzione della frequenza tra gli studenti del Lazio"
    Redazione - 16 Aprile 2021
    “Gli effetti del Covid-19 si stanno vedendo già da ora in tema dispersione scolastica. Sono in aumento i casi di interruzione della frequenza tra gli studenti. E, secondo stime orientative in relazione alle numerose segnalazioni riferite agli ultimi mesi, il trend è in netta crescita rispetto agli anni precedenti nella maggior parte delle regioni d’Italia. Stiamo su una percentuale di quasi il 25% nel Lazio, ad esempio, dove come da altre parti i ragazzi stanno mostrando importanti disagi per situazioni di isolamento, depressione, ansia da prestazione e non solo. Diversi di loro non trovano più il coraggio e la forza di rientrare a scuola”.
    Ad affermarlo Cristina Costarelli, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Presidi di Roma.  “Parallelamente – aggiunge la numero due di ANP Lazio – questo è altresì un discorso che si riversa sul corpo docente. Parecchi insegnanti stanno vivendo in una condizione di burn-out diffuso obbligati dalle costrizioni necessarie dell’emergenza sanitaria, e le criticità sono soprattutto perché rispetto al grande impegno profuso spesso i riscontri registrati si rivelano, di fatto, insoddisfacenti”.
    Michele Trabucco
    Insegnante, Giornalista e Direttore responsabile, Autore "Storia di Bhen. Un incontro tra i banchi di scuola."Il concetto di Disturbi Specifici (DSA) in prospettiva europea", Autore scuolanews.org/
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    Grazie a Cristina Costarelli per il suo contributo alla scuola con il modello DADA e il ruolo in ANP associazione nazionale presidi. Ascoltata ad Insegnantialmicrofono , ci ha raccontato le caratteristiche dell'insegnante: deve avere capacità di relazione, di collaborazione collegiale con i colleghi, di formarsi continuamente e avere un maturo equilibrio personale.  Il modello mDADA ha introdotto una innovazione didattica molto apprezzata dagli studenti e dai docenti che hanno così potuto migliorare l'esperienza dell'apprendimento.
    Qui ascoltate tutta l'intervista


    Scuola, non tutti passeranno l’anno: “Terremo conto delle difficoltà, ma ci saranno bocciature”
    La fine della scuola si avvicina e nelle scuole romane si stanno svolgendo gli ultimi compiti in classe in vista degli scrutini finali. Ai microfoni di Fanpage.it i presidi delle scuole hanno spiegato come gli istituti si sono organizzati per evitare che la raffica di verifiche possa sovraccaricare troppo gli studenti.

    Manca meno di un mese alla fine della scuola e nelle classi si assiste a una maratona di verifiche in vista degli scrutini finali. Per evitare che i ragazzi possano accusare il colpo, soprattutto dopo un anno e mezzo passato in Dad, molti istituti romani hanno modificato i piani di offerta formativa. "Solitamente si stabiliscono tre prove per ogni disciplina – spiega ai microfoni di Fanpage.it Cristina Costarelli, preside del liceo Newton e vicepresidente dell'Associazione nazionale presidi Lazio – ma non c'è una norma vincolante. Quest'anno molti collegi dei docenti hanno deciso che sono sufficienti anche solo due verifiche. Altri hanno frazionato le verifiche di alcune materie per alleggerire il carico sugli studenti". Sono iniziative che permettono agli alunni di godersi gli ultimi giorni tra i banchi di scuola con i compagni, per quanto possibile date le misure di distanziamento.  "Ho la percezione – prosegue Costarelli – che ci sia una situazione di comprensione reciproca tra ragazzi e docenti. Sia da un lato che dall'altro si sono manifestate diverse difficoltà nel corso dell'anno. Ma comprensione non vuol dire permettere agli studenti di rilassarsi troppo e non studiare. Chi l'anno scorso è stato promosso nonostante le gravi carenze, ne ha purtroppo pagato il conto quest'anno".
    Tornano le bocciature ma con alcune premesse legate alla pandemia
    Non tutti passeranno l'anno. La questione è stata messa in chiaro già settimane fa, suscitando diverse polemiche da parte degli studenti che chiedevano di essere valutati tenendo conto delle difficoltà incontrate nell'arco dell'anno scolastico. In parte sono stati accontentati da una recente circolare ministeriale che ha tolto qualsiasi dubbio sugli scrutini finali: i professori potranno bocciare, con l'invito a valutare gli alunni anche in base alla ‘complessità del processo di apprendimento maturato nel contesto dell’attuale emergenza epidemiologica‘. "Il vero problema – spiega Maria Rosaria Autiero, dirigente del liceo Amaldi – è quanto possa fare bene all'alunno una promozione ottenuta senza che abbia raggiunto le competenze sufficienti a garantire un buon proseguimento del percorso scolastico. La bocciatura non deve essere vista come una cattiveria della scuola ed è chiaro che quest'anno considereremo la situazione emergenziale vissuta dai ragazzi".
    Mancano gli spazi per garantire il distanziamento: "molte classi sono divise"
    La scuola in presenza va avanti a intermittenza. Raggiungere la soglia del 100% sembra un traguardo lontano. Il problema principale ormai è chiaro: mancano gli spazi. "Al liceo Amaldi – dichiara la preside – abbiamo una presenza totale del 70%. Questo vuol dire che alcune classi non raggiungono quella soglia". Ovviamente, chi rimane a casa segue in Dad. "Il Newton è composto da due plessi – spiega Costarelli – per cui ho dovuto adottare decisioni diverse in base allo spazio disponibile in ognuna delle due strutture. In quella più piccola riusciamo ad accogliere classi intere una settimana su sei, a esclusione delle quinte a cui garantiamo una presenza costante. In sostanza, per la maggior parte di giorni le classi sono divise in due gruppi. Per gli alunni ovviamente non è una condizione ideale". In generale a Roma circa la metà delle scuole hanno bisogno di nuovi spazi. Inoltre, finché rimane l'obbligo di mantenere la distanza di almeno un metro tra i banchi sarà impossibile far rientrare tutti i ragazzi. I presidi hanno più volte segnalato la difficoltà di riuscire ad avere gli studenti in presenza mantenendo il distanziamento. "Gli enti locali continuano a risponderci che non sono disponibili ulteriori strutture – ribadisce la vicepresidente dell'Anp Lazio – d'altra parte per noi presidi è complicato darci da fare da soli per trovare nuovi spazi. A settembre rischiamo di rimanere nella stessa situazione".


    I ragazzi perduti della Dad: al Sud in troppi mollano la scuola
    Caterina Giojelli 13 maggio 2021 Interni
    Da Napoli alla Sicilia i tassi di abbandono scolastico crescono in modo disastroso. E non risparmiano neanche le elementari
    Bimbi perduti: la chiave perfetta per fotografare il dramma della dispersione scolastica di bambini e adolescenti nell’anno della pandemia l’aveva trovata il Monde: “enfants perduts”. Li aveva chiamati così, come i reparti sacrificati o sacrificabili in guerra e i bimbi sperduti di Peter Pan, gli studenti di Napoli abbandonati a loro stessi nel corso di un anno senza scuola.
    Nei Quartieri Spagnoli, denunciava Rachele Furfaro (formidabile fondatrice della scuola paritaria impresa sociale “Dalla Parte Dei Bambini” e presidente della Fondazione dei Quartieri Spagnoli Foqus), dove il tasso di abbandono scolastico prima della pandemia era stimato al 30 per cento tra gli 8 e i 14 anni, «ora siamo sicuramente tra il 50 per cento e i due terzi». Colpa delle chiusure e della Dad durante la quale solo la scuola di Furfaro ha «perso il contatto con oltre l’80 per cento degli studenti».
    Napoli, 900 evasioni scolastiche
    Napoli è anche la Campania, la regione italiana con il più alto tasso di dispersione. «Siamo stati investiti da una quantità incredibile di segnalazioni di evasione scolastica. Sono 900 in pochi giorni, contro le 400 segnalazioni del 2020 e le 800 dell’intero anno scolastico 2019. E il dato più preoccupante viene dalle scuole elementari, dove in passato l’evasione scolastica era stata ridotta al minimo», ha denunciato a Repubblica Maria de Luzenberger, il capo del Tribunale per i minori. Solo nella provincia di Napoli le segnalazioni di abbandono giunte dalle scuole elementari sono 119, dalle medie sono 201 e dalle superiori 228; 109 tra Caserta e provincia.
    Lazio, il 25 per cento “molla”
    Allarme anche in Lazio, dove i dati parziali sull’anno 2020/2021 dicono che il tasso di dispersione scolastica è balzato dal 13 per cento al 25 per cento, concentrato soprattutto alle superiori. «Sono molti, purtroppo, i ragazzi che non prendono un diploma, che sia al liceo, agli istituti o ai professionali, e che abbandonano la scuola in anticipo cominciando a lavorare», ha confermato a Repubblica Rocco Pinneri, direttore dell’Ufficio scolastico regionale del Lazio. «Il tasso di dispersione scolastica quest’anno sfiora il 25 per cento», ha chiosato Cristina Costarelli, vicepresidente dell’Associazione nazionale presidi del Lazio, «il trend è in netta crescita rispetto agli anni precedenti».
    Tra le cause dell’interruzione di frequenza, vengono citate depressione, ansia da prestazione, perdita del coraggio. Gli studenti mollano. E non sono rari i casi di “tentato” abbandono anche alle elementari (tentato perché in questo caso scattano le segnalazioni agli enti preposti), dove il personale già provato dal carico dei corsi di recupero fatica a stare dietro alle famiglie che smettono di mandare i figli a scuola.
    La Puglia perde 11 mila studenti
    Più complessa la situazione in Puglia che continua a perdere studenti e ne perderà circa 11 mila il prossimo anno. Secondo le previsioni di Uil Scuola solo in 5.788 casi si tratta di mancate iscrizioni alle prime classi, il resto, ha spiegato il segretario generale Gianni Verga, è da ricondurre tutto a ragioni di «migrazione occupazionale e dispersione scolastica». Qui un terzo degli alunni della Regione non ha avuto accesso a un collegamento veloce per la Dad, con una copertura della banda larga ferma al 15 per cento.
    Sicilia, 80 mila studenti a casa
    In Sicilia, dove il tasso di dispersione e di abbandono scolastico ha superato il 20 per cento, il giudice Roberto Di Bella ha denunciato al Corriere che attualmente ci sono «diciottomila ragazzini tra i 10 e 16 anni che non vengono mandati a scuola solo a Catania, 80 mila in tutta la Sicilia». Dati inaccettabili per Di Bella, trattandosi di minori:
    «Quando un bambino non va a scuola, bisogna intervenire, con misure graduali: prima prescrizioni, poi eventualmente inserimento in comunità e decadenza della responsabilità genitoriale, e segnalazione all’Inps per la revoca di tutte le indennità economiche connesse alle attività scolastiche. Interverrei anche togliendo il reddito di cittadinanza a chi non fa andare i figli a scuola. Invece spesso le segnalazioni non arrivano».
    Per capirci il 23 aprile gli accertamenti dei carabinieri del comando provinciale di Ragusa nell’ambito di indagini a Vittoria contro l’evasione dall’obbligo scolastico hanno portato alla denuncia di 98 genitori per inosservanza dell’obbligo dell’istruzione elementare di minorenni. 98 che si aggiungevano ai 48 denunciati dalla Procura nei giorni precedenti per lo stesso reato.
    Calabria “zona rossa”
    In Calabria, zona rossa della povertà educativa, fiaccata da spopolamento e denatalità, una drammatica ricerca dell’Eurispes segna una dispersione scolastica del 20,3 per cento peggiorata dai lockdown del 2020. Sono 34 mila gli studenti delle superiori che rischiano ora di alimentare il fenomeno dell’abbandono scolastico. Durante la Dad, il 12,3 dei minori non aveva pc o tablet, «il 28 per cento degli intervistati ha affermato che dal lockdown di primavera c’è almeno un proprio compagno di classe che ha smesso completamente di frequentare le lezioni. Il 7 per cento afferma che i compagni di scuola “dispersi” a partire dal lockdown sono tre o più di tre».

    Professoressa Cristina Costarelli: Un impegno vero per la scuola
    E’ vicepresidente dell’Associzione Nazionale Presidi di Roma ed è particolarmente attiva a seguire il settore scuola in tutti i suoi aspetti in ambito nazionale. Capofila anche del modello Dada (Didattiche per Ambienti di Apprendimento) nelle scuole. In un momento particolare per il mondo scolastico, con lei tocchiamo varie tematiche che ruotano attorno alla vita degli studenti.
    Professoressa Costarelli, come nasce l’Associazione Nazionale Presidi di Roma?
    “L’ANP, Associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola, già Associazione Nazionale Presidi, è stata costituita nel 1987, ed è l’organizzazione sindacale maggioritaria dei dirigenti delle istituzioni scolastiche. E’ articolata in macro sezioni regionali e in sezioni provinciali: Roma è una di queste. E’ un’associazione nata per tutelare le categorie che rappresenta”.
    Quali obiettivi si prefigge?  
    “Si impegna a rafforzare il ruolo sociale ed il riconoscimento economico e culturale della categorie rappresentate”.
    Lei nella scuola che dirige, il Liceo Newton nella Capitale, ha adottato il modello Dada (Didattiche per Ambienti di Apprendimento), in cosa consiste?
    “Nel modello DADA, gli istituti funzionano per ‘aula–ambiente di apprendimento’, assegnata a uno o due docenti della medesima disciplina, con i ragazzi che si spostano durante i cambi d’ora. Ciò favorisce l’adozione di modelli didattici funzionali a quei processi di insegnamento attivo in cui gli studenti possono diventare attori principali e motivati nella costruzione dei loro saperi. E’ uno schema che vuole favorire la diffusione, nella didattica quotidiana, di approcci operativi in cui il “fare” garantisce una migliore sedimentazione delle nozioni, oltre che l’acquisizione di abilità e competenze. Il metodo ‘dinamico e fluido’ rende gli spostamenti degli allievi una buona occasione per l’ottimizzazione dei tempi morti, nei cambi d’ora, e il movimento aumenta la capacità di concentrazione, come testimoniato da accreditati studi neuroscientifici”.
    E’ oltre un anno che gli studenti, in questa emergenza sanitaria, hanno a che fare con la DaD: quali sono le maggiori criticità riscontrate?
    “Intanto, una difficoltà a livello relazionale, sociale ed empatico: l’insegnamento a distanza va da sé che rende più difficile lo sviluppo delle conoscenze. Inoltre, difficoltà di ordine psicologico, soprattutto per gli alunni più fragili. Per un certo numero di questi allievi ‘speciali’, alcune situazioni di disagio si sono trasformate in depressione, isolamento, ansia da prestazione, abbandono dello studio, finanche a raggiungere forme più gravi di autolesionismo, complessità nel conseguimento degli apprendimenti a causa dei vari stop and go durante l’anno. Ho fatto un po’ una sintesi, perché parliamo di conseguenze importanti del nuovo approccio a cui la scuola è stata obbligata in tempo di pandemia”.
    Quello della DaD è un modello che può avere risvolti anche positivi per i ragazzi?
    “Con l’emergenza sanitaria ha fatto il suo ingresso nel sistema scolastico la Didattica Digitale Integrata, che nei prossimi anni dovrà trovare una più stabile definizione. Lo scopo è costruire una forma di proposta didattica in cui il digitale sia ad integrazione della didattica in presenza in forma complementare, per sfruttare le numerose potenzialità che gli strumenti multimediali consentono: e questo potrà rivelarsi sempre più un valore aggiunto per gli allievi. I ragazzi mediante l’utilizzo della didattica digitale hanno altresì sviluppato alcune competenze di vita, le ‘soft skills’, come l’autonomia, la responsabilità, la creatività, fortificando pure l’ambito di maturazione personale”.
    Una delle carenze maggiori nel mondo dell’istruzione riguarda il tema della parità di genere: secondo lei perché un tema di tale importanza sociale ha difficoltà a farsi largo nella scuola?
    “Si tratta di tematiche ampie, ma nello stesso tempo sfuggenti, e per questo è necessario inserire tali argomenti in percorsi sistematici: sono, difatti, spesso legati all’attualità di fatti di cronaca che presto tendono a cadere nel silenzio. Altro rischio connesso con tutte le tematiche trasversali è che ciò che è di interesse collettivo, se non chiaramente pianificato, non venga poi approfondito. Quindi, occorre un’attenta progettazione annuale, in cui ogni singola istituzione scolastica definisca come e quando analizzare questi aspetti. Le scuole possono ulteriormente indicare e lavorare su percorsi progettuali più specifici come, ad esempio, iter che vengono diffusamente trattati dalla lettura di testi d’autore, esperienze organizzate partendo da incontri e testimonianze dirette, etc.”.
    Ci parla del progetto di cui lei è promotrice, “Lo Specchio di Biancaneve”?
    “E’ un progetto nazionale realizzato da Dirscuola (ente di formazione riconosciuto dal Ministero dell’Istruzione), in risposta al bando del 2018 del Dipartimento sulle Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri indirizzato al finanziamento di progetti volti alla prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne. Vi partecipano 12 scuole superiori di diversi indirizzi di studio, ed è work in progress. La fascia d’età a cui l’azione progettuale è destinata è quella degli studenti tra i 17 e i 19 anni. E’ un progetto impostato sulla rilettura del modelli culturali del Novecento, espressi nei vari linguaggi. Dalle risposte dei ragazzi emerge il come siano profondamente consapevoli della gravità della questione e di quanto sia necessario rivedere, fino ad eliminare, gli stereotipi educativi che condizionano la formazione delle giovani generazioni”.
    Quanto è importante che il Ddl Zan venga approvato anche per cominciare a mettere fine ad episodi di bullismo e discriminazione che ancora si verificano nelle scuole?
    “Non credo che un Ddl possa ‘magicamente’ porre fine ad episodi di bullismo e discriminazione. E’, di certo, importante la conclusione del percorso di approvazione per avere un solido punto di riferimento normativo. Resta il fatto che i percorsi educativi su questi aspetti sono lunghi e vanno portati avanti in modo interconnesso da scuola, famiglie ed  enti territoriali”.
    Ultima domanda: quanto è indietro la scuola italiana rispetto a quelle degli altri Paesi europei, come Inghilterra e Germania soprattutto, che propongono modelli altamente innovativi?
    “Penso che i paragoni con gli altri sistemi scolastici vadano fatti in maniera dettagliata, senza idealizzare la superiorità dei modelli stranieri. Alla base del confronto c’è un diverso investimento da parte degli Stati nel campo istruzione, e in questo l’Italia è in fondo alla graduatoria. Ciò pesa, senza dubbio, nel percorso verso l’innovazione. Rispetto agli apprendimenti, i confronti sono difficili da sostenere: è un dato di fatto che il sistema italiano permetta di raggiungere ottimi risultati, considerando la nota “fuga di cervelli” che presuppongono alti livelli di competenze degli studenti di casa nostra”.

    Maturità 2021. Tutto sul curriculum dello studente: il webinar formativo
    La maturità 2021 farà riferimento allo strumento pedagogico-didattico del curriculum dello studente. Di che si tratta? Il curriculum dello studente è la  fotografia del percorso formativo dello studente, con le sue esperienze in ambito scolastico ed extrascolastico. Con la nota 7116 del 2 aprile 2021 il Ministero dell’Istruzione ha fornito le indicazioni operative per il rilascio del Curriculum dello studente, il documento di riferimento per l’esame di Stato e per l’orientamento dello studente. Il Curriculum è allegato al diploma e deve essere rilasciato a tutti gli studenti che lo conseguono, siano essi candidati interni o esterni. La nota spiega nel dettaglio quali dovranno essere le operazioni di competenza per le scuole, per gli studenti e le commissioni d’esame. Nel video riepiloghiamo quali sono le principali operazioni che deve svolgere la segreteria scolastica.
    Il webinar formativo
    A chiarire e dibattere sul profilo dello strumento formativo ed educativo al suo debutto, esperti ed addetti ai lavori nel corso del webinar “Curriculum dello studente”, organizzato dall’Associazione Nazionale Presidi (ANP) del Lazio, che si terrà giovedì 6 maggio alle ore 16 sulla piattaforma Meet
    Ad introdurre l’incontro, moderato dalla giornalista del Corriere della Sera Gianna Fregonara, il presidente di ANP Roma e Lazio, Mario Rusconi. A portare il loro contributo ci saranno Damiano Previtali, dirigente dell’Ufficio “Valutazione del sistema nazionale di istruzione e formazione” della DGOSVI del Ministero dell’Istruzione, e Monica Logozzo, dirigente scolastico in servizio presso lo stesso Ufficio del MI.
    Tirare le somme dell’evento online spetterà alla vicepresidente dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP) di Roma, Cristina Costarelli, che anticipa: “Attorno alle indicazioni sul nuovo documento, stanno emergendo non poche perplessità da parte delle scuole in termini soprattutto di tempistica, format richiesti e riferimenti sugli interventi extrascolastici in grado di non creare disparità nell’ambito dei contesti familiari”. E aggiunge: “Il mondo della scuola in epoca Covid è posto davanti a grandi sfide nella gestione della formazione dei nostri ragazzi, che includono numerose difficoltà organizzative sul piano didattico. Abbiamo il dovere di affrontarle oltrepassando il solo approccio resiliente, provando a superarle in modo attivo cercando di ricavarne tutte le opportunità possibili”

    Maturità 2021, Costarelli: “Ragionevole tenere solo la prova orale. La serietà di una prova non è nella forma, ma nella sostanza”
    La dirigente scolastica del liceo Newton di Roma, Cristina Costarelli, interviene in merito all’Esame di Stato 2021, previsto ancora in una modalità di “emergenza”: “Nelle sue linee di impostazione generale si tratta di una formula che possiamo definire come “esame 2020bis”: una scelta ragionevole quella di riconfermare il colloquio come prova unica, alla luce
    Di seguito gli aspetti di novità:
    Ammissione – riconferma delle norme ordinamentali varate nel 2019: l’ammissione presuppone la sufficienza in tutte le discipline e nel comportamento; solo con provvedimento motivato è possibile anche con una insufficienza.
    Strutturazione del colloquio – si prevedono meno sezioni dal momento che la parte dedicata a Cittadinanza e Costituzione è riassorbita dall’ed. civica, che rientra nell’elaborato e/o nell’analisi del materiale. Anche la parte sul PCTO, ove possibile, è inclusa nella discussione dell’elaborato.
    Elaborato – l’argomento è inviato entro il 30 aprile agli studenti e l’elaborato riconsegnato entro il 31 maggio. Non si tratta di una tesina e si punta alla multidisciplinarità: ogni Consiglio di Classe (meglio sarebbe se ogni scuola trovasse delle linee di azioni univoche) definisce gli apporti dalle altre discipline. L’elaborato non può essere autoreferenziale rispetto alle discipline caratterizzanti l’indirizzo; l’ordinanza, all’art. 18, dice infatti che: “L’elaborato è integrato, in una prospettiva multidisciplinare, dagli apporti di altre discipline o competenze individuali presenti nel curriculum dello studente e dell’esperienza di PCTO svolta durante il percorso di studi”. L’apertura alle altre discipline non è facoltativa, né si può risolvere la questione sostenendo che le discipline di indirizzo sono già due: è nel testo e nello spirito della norma dare l’input agli studenti per aprirsi alle competenze in senso alto, per dimostrare di padroneggiare conoscenze ed abilità e muoversi in modo ampio tra le diverse discipline.
    Docente di riferimento – viene introdotta questa figura che risponde al compito dell’accompagnamento e del tutoraggio degli studenti nella preparazione dell’elaborato, che non deve essere indentificato nel docente delle discipline caratterizzanti: in questo ruolo possono essere coinvolti tutti i docenti del Consiglio di Classe, per gruppi di studenti della classe.
    PCTO – prioritariamente le esperienze realizzate su questi percorsi devono rientrare nell’elaborato; solo qualora non sia possibile inserirlo in tale contesto, lo studente esporrà le esperienze di PCTO in forma autonoma, anche con una relazione o elaborato multimediale.
    Curriculum dello studente – documento di cui la sottocommissione prende visione per valorizzare, nel corso del colloquio orale, le esperienze in esso comprese. È composto di 3 parti:
    1_Istruzione e formazione
    2_Certificazioni
    3_Attività extrascolastiche
    Gli studenti sono parte attiva e soggetti diretti della compilazione per le parti sulle certificazioni e sulle attività extrascolastiche. È indubbio il riconoscimento della bontà dell’iniziativa, introdotta dalla Legge 107 del 2015 e in seguito disciplinata dal Decreto legislativo 62 del 2017, che mette a disposizione degli studenti un documento di ricognizione e di bilancio sul percorso della scuola superiore e che soprattutto li vede protagonisti della sua redazione; ma dalle scuole stanno emergendo in questi giorni alcune perplessità in ordine a:
    - tempistica molto stretta, per cui in un mese e mezzo effettivo si chiede a ragazzi e scuole di ricostruire 5 anni di percorso formativo;
    - mancata attivazione di iniziative di formazione per una compilazione pienamente consapevole da parte degli attori coinvolti, che vanno dall’amministrazione ai docenti, passando soprattutto per gli studenti;
    - format che avrebbe richiesto passaggi di sperimentazione sul campo prima di essere proposto come definitivo.
    - In conclusione un ultimo spunto: è il caso di ragionare sull’esame 2021 senza confronti con l’esame ordinamentale completo di prove scritte.
    La serietà di una prova non è infatti nella forma, ma nella sostanza: come si può quest’anno “scopiazzare” un elaborato, si poteva e si potrà “scopiazzare” nel dopo Covid, una prova scritta. E con pari profondità si possono svolgere entrambi.
    Per cui è opportuno ora mettere a frutto le potenzialità dell’attuale formula d’esame, sostenendo gli studenti negli aspetti di debolezza e stimolando i loro punti di forza, nel rush finale di questo anno scolastico


    ANP- ASSOCIAZIONE NAZIONALE PRESIDI LOCKDOWN:
    COSTARELLI, « INIZIATIVE DI HELPING DIFFUSO NEGLI ISTITUTI E FORMAZIONE MIRATA PER FAR RIPARTIRE LA SCUOLA »

    “Intervenire con soluzioni fattive per frenare gli effetti del lockdown sugli studenti di ogni ordine e grado è un dovere morale della scuola e non solo. Davanti all’aumento dei casi di disturbi di ansia e da stress, degli episodi di disagio giovanile conseguenza della didattica digitale obbligata, dinanzi ai gap sociali ampliati e ai ragazzi che decidono di non frequentare più, non ci tiriamo indietro”. Ad affermarlo Cristina Costarelli, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP) del Lazio, nel corso del secondo webinar organizzato da ANP Lazio “Parliamo di scuola: una rete di esperti per contributi di qualità”.
    “Come ANP Lazio – ha spiegato Costarelli – proseguiremo, con il rientro in classe anche delle scuole superiori dopo le festività pasquali, il percorso relazionale sul territorio inaugurato, che si concretizzerà in proposte specifiche indirizzate alle istituzioni. Iniziative di helping diffuso negli istituti e corsi di recupero dedicati per intervenire sulle carenze di apprendimento, ma anche progetti di formazione intensivi coadiuvati da esperti di diverse tematiche, a partire da quelli che quotidianamente si rapportano con le realtà più sensibili, potranno fare la differenza nel superare questa fase delicata”.
    A portare i loro ulteriori contributi nei vari ambiti nel secondo incontro volto alla creazione di una “rete di sistema” della scuola, introdotto dal presidente dell’Associazione Nazionale Presidi Lazio, Mario Rusconi, sono stati Eleonora Mattia, presidente della IX Commissione consiliare permanente del Consiglio regionale del Lazio “Lavoro, formazione, politiche giovanili, pari opportunità, istruzione, diritto allo studio”, Roberto Massimi Raccis, dirigente presso Raggruppamento Emergenza Roma9, Protezione Civile, Melita Cavallo, past president del Tribunale per i minorenni di Roma, Presidente della Commissione per le Adozioni Internazionali, istituita presso il Dipartimento Affari sociali della Presidenza del Consiglio, Daniele Grassucci, co-fondatore e direttore di Skuola.net, Daria Maggio, psicologa, psicoterapeuta, specialista in psicologia della salute, Giudice Onorario presso Tribunale per i Minorenni di Roma, Socio fondatore dell’Associazione Obiettivo Psico Sociale Onlus, Roberta Beolchi, presidente Associazione Edela a tutela degli orfani delle vittime di femminicidio.
    “Durante i mesi di pandemia, un’intera generazione è stata messa alla prova e continua ad essere al centro delle nostre attenzioni nell’ardua sfida di bilanciare diritto allo studio e tutela della salute pubblica. Per la fase di ripresa, l’obiettivo – ha annunciato Eleonora Mattia, presidente della IX Commissione consiliare permanente alla Pisana – è quello di rilanciare un nuovo modello basato sui patti educativi di comunità in grado di raccogliere l’eredità di una crisi dove i luoghi e i tempi dello studio sono stati necessariamente messi in discussione”. “La comunità educante – ha aggiunto Mattia – viene messa in primo piano come risposta alle complessità del presente e del futuro e alla necessità di cambiamento e discontinuità nell’offerta formativa. E, più generale, nel contesto sociale in cui i giovani crescono”.
    L’iter di confronto specialistico sul territorio lanciato da ANP Lazio condurrà alla stesura di un documento di sintesi sulle possibili azioni di contrasto alle conseguenze dell’emergenza Covid.



    Impostare le progettualità sull’inclusione scolastica in una dimensione di comunità e di socialità, inserendole nei Piani Educativi Individualizzati (PEI) degli allievi con disabilità. Accanto alla costruzione di una rete inter-istituzionale di territorio creata con il contributo delle numerose realtà associative in tema. Queste le principali osservazioni arrivate dall’Associazione Nazionale Presidi del Lazio, intervenuta ieri in audizione della VII Commissione consiliare permanente, sull’avvio dell’iter di esame della proposta di legge regionale n. 169 sulla “Promozione delle politiche a favore dei diritti delle persone con disabilità”.
    “Uno degli aspetti che abbiamo maggiormente evidenziato – spiega Cristina Costarelli, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Presidi di Roma – si riferisce all’uscita dal percorso scolastico di questi allievi speciali. Due i livelli su cui intervenire: quello di un orientamento capace di far scoprire le loro potenzialità e poi il supporto post-scuola, per evitare l’insorgere di situazioni di isolamento in fase lavorativa”. “Collaboreremo alle specifiche del testo della legge-quadro  – aggiunge Costarelli – fornendo indicazioni di dettaglio degli istituti scolastici”.


    Costarelli (ANP Lazio): “Una rete solidale per la scuola per uscire all’emergenza”
    Redazione23/03/2021 Lazio

    Costarelli (ANP Lazio): “Una rete solidale per la scuola per uscire dall’emergenza”. “Basta attese. Progetti per il recupero delle ore perse, servizi dedicati e introduzione dell’obbligo dei tamponi: ecco la ricetta per tornare in presenza”
    “Creare una ‘rete solidale’ attorno alla scuola in emergenza. Non solo coinvolgendo le diverse realtà istituzionali, ma con l’ausilio di esperti della formazione, dell’istruzione e della realtà educativa. Possiamo superare il momento di allerta Covid unicamente mettendo a sistema le forze in campo attraverso una scuola aperta all’esterno, al mondo organizzativo e dell’associazionismo”.
    A lanciare la proposta, nel corso del webinar organizzato dall’ANP Lazio “Parliamo di scuola: una rete di esperti per contributi di qualità”, Cristina Costarelli, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP) di Roma. “Non si può più aspettare. Il ritorno in presenza va organizzato fin da ora – ha proseguito Costarelli – con azioni mirate a recuperare le ore di lezione perse, progettualità e servizi dedicati a contrastare i nuovi problemi di bambini e ragazzi emersi in epoca di pandemia e la dispersione scolastica”, ribadendo la volontà “di introdurre l’obbligo dell’effettuazione dei tamponi per gli studenti in vista del rientro in classe”.
    Il focus, partito dalle difficoltà emerse con l’inizio dell’allarme sanitario, ha accolto spunti provenienti dalle differenti esperienze dei partecipanti. All’evento online, a cui seguirà un secondo momento di confronto previsto per il prossimo 1 aprile, hanno portato i loro contributi Lidia Borzì, presidente ACLI Roma, che ha raccontato le best practices sviluppate insieme agli istituti tramite il cosiddetto Service Learning, Alberto Contri, docente di Comunicazione Sociale alla IULM, past president di Pubblicità Progresso e iniziatore della comunicazione sociale, che ha condiviso buone prassi comunicative in grado di fare la differenza nella formazione delle giovani generazioni, Eraldo Affinati,scrittore e insegnante, fondatore della “Penny Wirton”, scuola gratuita di italiano per immigrati, che ha rimarcato il ruolo dell’inclusione per affrontare specialmente le conseguenze dell’allerta Covid, Adriana Pannitteri, giornalista del TG1, scrittrice, impegnata nella lotta contro il femminicidio, che ha incentrato la sua riflessione sulle problematiche dell’universo in rosa.

    COSTARELLI (ANP LAZIO): UNA ‘RETE SOLIDALE’
    PER LA SCUOLA PER USCIRE DALL’EMERGENZA

    “Creare una ‘rete solidale’ attorno alla scuola in emergenza. Non solo coinvolgendo le diverse realtà istituzionali, ma con l’ausilio di esperti della formazione, dell’istruzione e della realtà educativa. Possiamo superare il momento di allerta Covid unicamente mettendo a sistema le forze in campo attraverso una scuola aperta all’esterno, al mondo organizzativo e dell’associazionismo”. A lanciare la proposta, nel corso del webinar organizzato dall’ANP Lazio “Parliamo di scuola: una rete di esperti per contributi di qualità”, Cristina Costarelli, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP) di Roma. “Non si può più aspettare. Il ritorno in presenza va organizzato fin da ora – ha proseguito Costarelli – con azioni mirate a recuperare le ore di lezione perse, progettualità e servizi dedicati a contrastare i nuovi problemi di bambini e ragazzi emersi in epoca di pandemia e la dispersione scolastica”, ribadendo la volontà “di introdurre l’obbligo dell’effettuazione dei tamponi per gli studenti in vista del rientro in classe”.
     
    Il focus, partito dalle difficoltà emerse con l’inizio dell’allarme sanitario, ha accolto spunti provenienti dalle differenti esperienze dei partecipanti. All’evento online, a cui seguirà un secondo momento di confronto previsto per il prossimo 1 aprile, hanno portato i loro contributi Lidia Borzì, presidente ACLI Roma, che ha raccontato le best practices sviluppate insieme agli istituti tramite il cosiddetto Service Learning, Alberto Contri, docente di Comunicazione Sociale alla IULM, past president di Pubblicità Progresso e iniziatore della comunicazione sociale, che ha condiviso buone prassi comunicative in grado di fare la differenza nella formazione delle giovani generazioni, Eraldo Affinati, scrittore e insegnante, fondatore della “Penny Wirton”, scuola gratuita di italiano per immigrati, che ha rimarcato il ruolo dell’inclusione per affrontare specialmente le conseguenze dell’allerta Covid, Adriana Pannitteri, giornalista del TG1, scrittrice, impegnata nella lotta contro il femminicidio, che ha incentrato la sua riflessione sulle problematiche dell’universo in rosa.

    Scuola, «Riaprire anche in zona rossa»
     
    Il governo adesso ci pensa. La proposta rilanciata dal ministro Bonetti
    23 Marzo 2021
    Riportare gli alunni più piccoli in classe subito dopo Pasqua anche se in zona rossa, modificando quanto previsto dall’attuale Dpcm: è una ipotesi a cui diverse forze politiche cominciano a guardare. Con l’Italia ancora in gran parte “rossa”, rimangono chiusi gli istituti scolastici per più di due terzi degli studenti italiani ma intanto parlamentari di diversi schieramenti, complici anche alcuni studi, le proteste di piazza e la consapevolezza del peso che stanno sostenendo le famiglie, premono per ripensare alle chiusure almeno delle scuole d’infanzia. Ieri la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, ha detto a chiare lettere di ritenere che dopo Pasqua anche nelle zone rosse, «complice l’aumento delle vaccinazioni», bisogna «rivalutare la possibilità di riaprire la scuola dell’infanzia e almeno la primaria». Per questo servirà un piano. I presidi del Lazio con Cristina Costarelli, vicepresidente Anp, chiedono di rompere gli indugi ma di prevedere anche tamponi obbligatori per gli stu- denti. Lo stesso presidente della Conferenza delle Regioni e governatore in Emilia Romagna Stefano Bonaccini dice di augurarsi che le scuole aprano il prima possibile, «appena avremo i numeri in base a quanto previsto dal Dpcm noi le riapriremo. E mi auguro che sia l’ultimo anno scolastico per gli studenti con la didattica a distanza». Più prudente è invece la ministra dell’Università Cristina Messa sull’ipotesi di rientro degli studenti negli atenei: molto probabilmente non riprenderanno le lezioni in presenza dopo Pasqua nelle università o ci sarà una ripresa di una piccola percentuale di studenti, soprattutto matricole, dove il colore della zona lo permetterà.
    Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi intervenendo alla trasmissione Che tempo che fa, aveva ribadito che la scuola in questi mesi «non è stata ferma nè chiusa» e ha assicurato che «si tornerà in presenza» appena le condizioni lo permetteranno. E sarà una scuola “affettuosa”: «Stiamo lavorando per questo – ha spiegato –, che la scuola torni ad avere gli affetti per gli altri: dopo anni di individualismo dobbiamo tornare – ha concluso il ministro – a una scuola che permetta ai ragazzi di imparare ad affrontare il mondo insieme». «A settembre ripartiremo dai ragazzi, si parte dai più fragili: la scuola è per tutti e riaprirà con un anno costituente: deve essere riportata al centro del Paese». Per quanto riguarda poi il calendario scolastico, il ministro ha detto che «a giugno avremo scrutini ed esami: non sono un fatto ispettivo ma la giusta valutazione di quanto è stato raggiunto e non raggiunto da ogni ragazzo. Si organizzerà poi, sempre a giugno, l’orientamento, il momento di discussione per capire cosa c’è da recuperare, si farà l’estate con un lavoro insieme ai comuni e agli enti locali e a settembre si verificherà quanto è stato recuperato con i Patti educativi e di comunità già scritti da tempo».
    Intanto per il 26 marzo prossimo il Comitato Priorità alla scuola, i Cobas e i docenti precari hanno indetto un giorno di «sciopero dalla Dad».


    Anp, Costarelli: pronti a riaprire scuole, chiusure portano sofferenza
     
    Comunicato Stampa – 24 Marzo 2021 – 13:08
    Roma – “Siamo convinti che le scuole, anche in zona rossa, debbano restare aperte. Le chiusure stanno provocando numerosi problemi e l’unico modo per risolverli e’ tornare in presenza”. Cristina Costarelli, dirigente del liceo romano ‘Newton’ e vicepresidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp) del Lazio, ha appena finito di parlare con una mamma, un’altra mamma che si sfoga perche’ il figlio di 18 anni ha deciso di abbandonare la scuola. “Oramai le segnalazioni sono numerose, saranno almeno una decina nel mio liceo gli studenti che hanno deciso di staccare con la scuola. Questi sono segnali di sofferenza. Dobbiamo spingere affinche’ la scuola sia tutelata, perche’ a un anno di distanza tutti gli alunni, dai piu’ grandi ai piu’ piccoli, stanno riportando danni importanti”, racconta all’agenzia di stampa Dire. Una situazione che porta la dirigente a considerare valida anche l’ipotesi di una riapertura per pochi giorni, se la Regione Lazio dovesse passare in ‘zona arancione’ prima di Pasqua. “Sono solo tre giorni, ma noi siamo pronti. Se ci sono le condizioni, possiamo aprire anche lunedi’. Prima recuperiamo le ore in presenza, meglio e'”. I dirigenti non chiedono un rientro in presenza al 100%, perche’ “sappiamo che e’ impossibile, ma almeno si torni allasituazione di gennaio: 50% in presenza, 50% a casa, a rotazione. Riapriamo, anche se poco, ma riapriamo”, aggiunge Cristina Costarelli. La dirigente chiede concretezza alle istituzioni, con un rientro scaglionato che comporti pero’ regole chiare per chi lotta da inizio anno con l’organizzazione di spazi e orari. “Andrebbe bene anche arrivare alla fine dell’anno con questa percentuale di presenze, manca un mese e mezzo e non avrebbe senso riorganizzare tutto. Ormai ci siamo assestati su questa formula”, commenta. Anche perche’, nel frattempo, l’epidemia e’ mutata, e le varianti costringono a rivedere anche il parametro del metro di distanza tra gli alunni. Per questo, secondo Cristina Costarelli, e’ necessario intervenire sul tracciamento. “Purtroppo non e’ cambiato nulla. Chiediamo da gennaio interventi a tappeto nelle scuolespiega- e’ vero che nel Lazio e’ stata data la possibilita’ agli studenti di fare tamponi gratuiti. Ma il drive-in volontario serve a poco se fatto in modo casuale, facciamo tracciamenti a tappeto in ogni scuola per rintracciare gli asintomatici”.
     
    Intanto, pero’, la campagna vaccinale per i docenti e il personale scolastico, procede. Nell’istituto romano diretto da Costarelli “la partecipazione e’ stata buona, anche in queste settimane. Per questo le chiusure sono un’ulteriore contraddizione. Che senso ha vaccinare gli insegnanti se non possiamo tornare a scuola?”.
    SCUOLA:PRESIDI ROMA,INTRODURRE OBBLIGO TAMPONI PER STUDENTI
    Costarelli,in vista riapertura anche progetti recupero ore perse (ANSA) - ROMA, 22 MAR - «Creare una 'rete solidalè attorno alla scuola in emergenza. Non solo coinvolgendo le diverse realtà istituzionali, ma con l'ausilio di esperti della formazione, dell'istruzione e della realtà educativa». A lanciare la proposta, nel corso del webinar organizzato dall'ANP Lazio «Parliamo di scuola: una rete di esperti per contributi di qualità», Cristina Costarelli, vicepresidente dell'Associazione Nazionale Presidi (ANP) di Roma. «Possiamo superare il momento di allerta Covid unicamente mettendo a sistema le forze in campo attraverso una scuola aperta all'esterno, al mondo organizzativo e dell'associazionismo - aggiunge - Non si può più aspettare. Il ritorno in presenza va organizzato fin da ora - ha proseguito Costarelli - con azioni mirate a recuperare le ore di lezione perse, progettualità e servizi dedicati a contrastare i nuovi problemi di bambini e ragazzi emersi in epoca di pandemia e la dispersione scolastica», ribadendo la volontà «di introdurre l'obbligo dell'effettuazione dei tamponi per gli studenti in vista del rientro in classe».

    Anp Lazio: ‘Rete Solidale’ per uscire dall’emergenza
     Comunicato Stampa – 22 Marzo 2021 – 17:20
    Roma – “Creare una ‘rete solidale’ attorno alla scuola in emergenza. Non solo coinvolgendo le diverse realta’ istituzionali, ma con l’ausilio di esperti della formazione, dell’istruzione e della realta’ educativa. Possiamo superare il momento di allerta Covid unicamente mettendo a sistema le forze in campo attraverso una scuola aperta all’esterno, al mondo organizzativo e dell’associazionismo”. A lanciare la proposta, nel corso del webinar organizzato dall’ANP Lazio “Parliamo di scuola: una rete di esperti per contributi di qualita’”, Cristina Costarelli, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP) di Roma. “Non si puo’ piu’ aspettare. Il ritorno in presenza va organizzato fin da ora- ha proseguito Costarelli- con azioni mirate a recuperare le ore di lezione perse, progettualita’ e servizi dedicati a contrastare i nuovi problemi di bambini e ragazzi emersi in epoca di pandemia e la dispersione scolastica, ribadendo la volonta’ di introdurre l’obbligo dell’effettuazione dei tamponi per gli studenti in vista del rientro in classe”. Il focus, partito dalle difficolta’ emerse con l’inizio dell’allarme sanitario, ha accolto spunti provenienti dalle differenti esperienze dei partecipanti. All’evento online, a cui seguira’ un secondo momento di confronto previsto per il prossimo1 aprile, hanno portato i loro contributi Lidia Borzi’, presidente ACLI Roma, che ha raccontato le best practices sviluppate insieme agli istituti tramite il cosiddetto Service Learning, Alberto Contri, docente di Comunicazione Sociale alla IULM, past president di Pubblicita’ Progresso e iniziatore della comunicazione sociale, che ha condiviso buone prassi comunicative in grado di fare la differenza nella formazione delle giovani generazioni, Eraldo Affinati, scrittore e insegnante, fondatore della Penny Wirton, scuola gratuita di italiano per immigrati, che ha rimarcato il ruolo dell’inclusione per affrontare specialmente le conseguenze dell’allerta Covid, Adriana Pannitteri, giornalista del TG1, scrittrice, impegnata nella lotta contro il femminicidio, che ha incentrato la sua riflessione sulle problematiche dell’universo in rosa.



    Nuovo DPCM, tutte le scuole chiuse nelle zone più a rischio?
    I presidi: fermare la scuola sia extrema ratio
    1 marzo 2021 Di Carla Ardizzone

    Le varianti del Covid-19 sembrano riportare la scuola a dodici mesi fa, quando tutti gli alunni furono costretti a ricorrere alla Didattica a distanza al 100%. L’acuirsi dei contagi nelle ultime settimane, infatti, ha indotto alcune Regioni a emettere ordinanze per il passaggio in Dad delle scuole di ogni ordine e grado, comprese quelle del primo ciclo, “risparmiate” fino ad adesso. Secondo le stime di TuttoScuola, dal 1° marzo saranno in tutto 3.067.986 gli studenti impegnati nella didattica a distanza, di cui quasi 800 mila bambini della scuola dell’infanzia e primaria, quasi mezzo milione di alunni delle medie e 1 milione e 800 mila studenti delle superiori. Ma si tratterebbe solo di un’anticipazione del nuovo orientamento del Comitato Tecnico Scientifico, intenzionato a estendere lo stop alle lezioni in presenza a tutte le classi (anche della primaria e della secondaria di primo grado), in quelle zone che presentano una situazione dei contagi particolarmente grave. Un approccio che con tutta probabilità sarà accolto tra le disposizioni del nuovo DPCM che dovrà entrare in vigore dal 6 marzo.
    Alla luce di queste novità, qual è il parere del mondo della scuola? A rivelarlo nel corso di un’intervista a Skuola.net è Cristina Costarelli, dirigente scolastica del Liceo Scientifico Newton di Roma e Vice Presidente ANP Lazio, che sottolinea come il ricorso alla Dad debba continuare a porsi come una soluzione emergenziale, l’extrema ratio, quando non esistono alternative. Perché a pagare il prezzo di una scuola esclusivamente a distanza sono spesso proprio le categorie più fragili. O gli alunni più piccoli d’età: l’esperienza di questi mesi ha infatti dimostrato che il ricorso alla Dad per la totalità delle ore può funzionare, solo per brevi periodi, per gli studenti più grandi. Man mano che si riduce l’età, invece, cala anche l’efficacia.
    Cosa ne pensa, in termini di ricadute didattiche, del nuovo orientamento del CTS?Chiaramente il pensiero è che la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado in zona rossa avvenga soltanto per motivazioni forti, importanti e ineludibili legate all'emergenza sanitaria. Che si tratti, insomma, dell'ultima mossa per garantire la sicurezza e la salute dei cittadini. Ci si augura che la scuola sia l'ultimo servizio a essere chiuso e che siano fermate le scuole quando anche tutto il resto è stato fermato. L'auspicio è anche che ciò avvenga nel minor numero di situazioni possibili. D'altronde se è il CTS a deciderlo, dal punto di vista sanitario, c'è poco da discutere.

    Da settembre a oggi la Dad era stata pressoché risparmiata al primo ciclo: per quale motivo?Per la scuola del primo ciclo la didattica completamente a distanza ha un impatto molto forte, perché con gli alunni più piccoli è impossibile compensare gli aspetti di vicinanza affettiva ed emotiva che caratterizzano questi ordini di scuola. Non che con i ragazzi più grandi sia più semplice ma, per un discorso di fasi di crescita e di sviluppo, per i più piccoli è molto difficile che il mezzo informatico possa anche lontanamente sopperire a quella parte di contatto e di presenza che verrebbe ad essere sacrificata.

    Ma a suo avviso le scuole del primo ciclo sono pronte ad un ritorno in Dad al 100%?
    Ritengo che le scuole del primo ciclo siano pronte, lo dovrebbero essere quasi tutte in virtù del lockdown dell'anno scorso e in virtù del fatto che tutte le scuole devono aver predisposto il piano per la didattica digitale integrata, come previsto dalle linee guida di agosto 2020. Inoltre, di fatto, la didattica a distanza, anche per periodi brevi di quarantena e isolamento, ha interessato moltissime scuole, per cui in qualche modo è stata presente anche nel primo ciclo. Penso quindi che queste scuole siano pronte sia dal punto di vista organizzativo sia per quanto riguarda le piattaforme e la gestione interna.

    A 12 mesi dalla sua apparizione nella quotidianità delle scuole, è possibile tracciare un bilancio della Dad?
    Diciamo che per fare un bilancio sulla Dad sarebbe necessario uno studio approfondito, perché ovviamente non si può tratteggiare un tema del genere in poche parole. In linea generale la didattica a distanza è per sua natura una soluzione emergenziale, che può funzionare in qualche modo per gli alunni più grandi, dal triennio delle superiori, e che funziona molto meno quando si scende di età. Anche alle superiori, per esempio, non funziona nelle classi iniziali: quello che abbiamo visto nei mesi scorsi è che le prime hanno sofferto per non essere riuscite a costruire il gruppo classe e non aver intessuto le nuove relazioni. L'altro grosso gruppo per cui la Dad veramente non è la soluzione giusta è quello che include le fasce più deboli, dalle disabilità certificate alle fragilità di ordine psicologico ed emotivo, che possono essere presenti a tutte le età; abbiamo visto anche ragazzi delle superiori soffrire e venir fuori molto male dai mesi di didattica a distanza.

    Nelle ultime settimane di discute sul fatto di recuperare gli apprendimenti persi a causa della pandemia con un prolungamento dell’anno scolastico. Cosa ne pensa?
    C’è un presupposto che non condivido, quello di aver perso qualcosa. Diciamo che quest’anno il tempo è stato speso in modo diverso, sicuramente non si è completata la programmazione - perché il programma non esiste più - dal punto di vista dei contenuti del lavoro su alcuni degli apprendimenti. Si è però lavorato molto su alcuni aspetti di competenze di maturazione che veramente hanno visto una crescita notevole dei nostri studenti. I docenti hanno lavorato molto e si sono impegnati così come gli alunni di tutte le età, per cui parlare di tempo perso è ingiusto rispetto a questo.

    Quindi, secondo lei, la scuola a giugno è un’opzione da non considerare?
    Se il riferimento è agli apprendimenti che magari non si sono maturati completamente, l'idea che prolungare la scuola di 20 giorni a fine giugno possa in qualche modo compensare è un'idea sinceramente fuorviante, perché qui si tratta di percorsi molto lunghi, ci vorrebbero anni per riprendere tutti gli aspetti di apprendimento che sono venuti meno. Ma non è questo l'importante: in questo anno e mezzo di scuola è stato indicato di lavorare più su nuclei fondanti e su competenze, quindi se poi qualche apprendimento o qualche contenuto venisse sacrificato gli studenti dovrebbero avere le competenze per recuperarlo nei prossimi anni scolastici. Quei pochi giorni a fine giugno, alla fine di un anno più faticoso che mai, con locali che non sono adeguati, con insegnanti che devono comunque essere retribuiti su base volontaria e tutta una serie di condizioni molto complesse, non ritengo davvero che siano la soluzione di svolta.


    26 FEBBRAIO 2021 16:25
    Colloqui scuola-famiglia: come si organizzano gli istituti in tempo di Didattica a distanza?
    In tempi di pandemia anche i colloqui scolastici cambiano volto.
    Andando ben oltre i momenti classici di confronto tra docenti e genitori
    Ansa
    Il capitolo pagelle di fine quadrimestre ormai è quasi archiviato. Lo stesso non si può dire per i colloqui scuola-famiglia. Perché la pandemia ha stravolto le dinamiche e i ritmi classici dell'anno scolastico, specie per le classi superiori. Tra chiusure a singhiozzo, difficoltà di garantire a tutti gli studenti le stesse condizioni di partenza per seguire 'a distanza' l'andamento dei programmi e soprattutto un atteggiamento fin troppo 'rilassato' con cui parecchi ragazzi affrontano la Dad diventa fondamentale un contatto diretto tra insegnanti e genitori; ben oltre il periodo delle valutazioni generali. Così ogni momento diventa buono per un 'tagliando' sul rendimento dei ragazzi. Ovviamente, come tutto il resto, anche i colloqui dell'era Covid si svolgono online (ma in qualche caso è necessario un confronto faccia a  faccia). Come si stanno organizzando gli istituti? Il sito Skuola.net lo ha chiesto a Cristina Costarelli, Dirigente scolastica del liceo scientifico Newton di Roma.
    In questo anno scolastico, come si sono organizzate le scuole per i colloqui con le famiglie?
    "L’organizzazione dei colloqui con le famiglie, quest’anno, in continuità con i mesi di lockdown, è passata o attraverso mail oppure, per quanto riguarda i colloqui sincroni, per telefono o per videocall in base alle reciproche disponibilità e situazioni di connessione di docenti e genitori".
    Come funziona per i genitori di studenti con BES (bisogni educativi speciali) e disabilità?
    "Nelle situazioni delicate, dove richiesto, si sono svolti colloqui in presenza, ovviamente con opportune precauzioni di distanziamento e di igienizzazione. Inoltre, hanno anche avuto luogo incontri con specialisti ed equipe mediche in tutti i casi di GLH, quindi di disabilità, oltre che in casi di BES o in situazioni dove era richiesto un confronto dal vivo per amplificare l’empatia, impossibile da rendere attraverso lo schermo".
    La pandemia ha aumentato le distanze tra la scuola e le famiglie dei ragazzi?
    "Non c’è stato un aumento di distanza, al di là di quella fisica. Anzi, la pandemia ha reso necessaria maggiore vicinanza tra famiglie e scuola. Da un lato la scuola, soprattutto durante i mesi della Dad, ha avuto la necessità di aumentare la comunicazione per poter fornire
    indicazioni più precise su quello che andava fatto. Dall’altro lato, i genitori hanno aumentato la loro presenza a causa del disorientamento, misto ad ansia e preoccupazione nel non riuscire a capire il modo migliore per seguire i ragazzi. Quindi, per certi versi, è stata più evidente la dimensione dell'alleanza che non del distanziamento: la pandemia ha riavvicinato scuola e famiglie per la necessità di gestire situazioni nuove".
    Le famiglie hanno avuto difficoltà a familiarizzare con i mezzi digitali impiegati nei colloqui?
    "Certamente per alcune famiglie c’è stata un po’ di difficoltà, soprattutto per i nuclei digitalmente meno avanzati o anche nel caso di famiglie straniere. Lo stesso discorso si può fare anche nel caso del registro elettronico e delle connessioni con link e videochiamate: qualche difficoltà c’è stata, ma in via residuale, non in modo massiccio. In quei casi si è quindi cercato di stabilire un contatto in presenza".
    La modalità digitale ha inasprito o mitigato eventuali incomprensioni tra docenti e genitori?
    "No, la modalità digitale non ha inasprito le relazioni, questo non è avvenuto. Le ha rese maggiormente necessarie per poter avere una comunicazione continua tra la scuola e le famiglie. La modalità digitale può aver creato delle incomprensioni, per esempio una modalità che non sempre viene recepita nel giusto modo è quella via mail, perché la scrittura è un atto estremamente delicato, che va ben pesato e considerato. Al contrario, nel dialogo c’è tutta la dimensione empatica e le incomprensioni, anche se ci sono, si sciolgono più facilmente. Quindi la modalità digitale più critica è stata quella della mail, la lingua scritta".
    Secondo lei, i colloqui docenti-genitori svolti online sono più o meno incisivi rispetto a quelli in presenza?
    "Ritengo che ci sia stata la stessa incisività, quello che fa la differenza è piuttosto la disponibilità ad accogliere osservazioni, indicazioni, raccomandazioni, e questa non è dipendente dal mezzo. Se c’è una buona disponibilità si viaggia bene sia a distanza che in presenza, se c’è una chiusura, una mancanza di fiducia, la stessa cosa si riproduce a distanza".
    Durante la pandemia, sono aumentati i casi in cui è stato necessario avvisare la famiglia per problemi di condotta dei ragazzi?
    "Durante la pandemia si sono presentate novità in fatto di problemi di condotta riconducibili ovviamente alla Dad.  Ad esempio ci sono stati casi di studenti che, all’insaputa dei genitori, partecipavano alle lezioni in modo selettivo: ad una lezione erano presenti, alla lezione successiva c’era il compito in classe e non lo erano. Oppure durante le lezioni c’erano ragazzi che mangiavano o studenti dalla cui postazione provenivano strani rumori, situazioni ovviamente inedite prima della Dad. Quindi talvolta sì, si sono verificati atteggiamenti non sempre consoni da parte dei ragazzi, o comportamenti in webcam non corretti”.
    Quale è stata la reazione dei genitori?
    I genitori, nella maggior parte dei casi, hanno mostrato collaborazione e consapevolezza, oltre ad essere contenti di essere stati informati. In alcuni casi, invece, anche se in via residuale, sono state registrate risposte un po' restie da parte delle famiglie, intenzionate quasi a difendere i propri figli. Ma, nel complesso, l’atteggiamento predominante è stata la disponibilità, alla quale però non sempre corrisponde una effettiva attenzione concreta. Atteggiamento comprensibile e dovuto all’impossibilità di molti genitori di vigilare in maniera costante affiancando i figli durante tutte le video lezioni. In questi casi è necessario lavorare soprattutto sulla responsabilizzazione dei ragazzi".
    Ci sono dei consigli che lei, da dirigente, vorrebbe dare ai genitori e ai professori sulla la gestione dei colloqui?
    "Mi sento di invitare i genitori ad un rapporto innanzitutto di fiducia, che deve esserci sempre nei confronti dei professori e della scuola. Rapporto che soprattutto adesso deve essere ancora più solido, sereno, nonostante le ansie e le preoccupazioni che ci coinvolgono tutti, e dalla collaborazione. Inoltre, voglio sottolineare anche come spesso è da tenere in conto la possibile insorgenza di situazioni e di indicazioni da parte dei docenti non sempre chiare, in risposta alle quali però i genitori hanno il diritto di chiedere spiegazioni. Dall’altra parte troveranno tutta la disponibilità al dialogo e allo scambio. Riassumendo consiglio: serenità, fiducia e collaborazione da entrambi i lati".
    Gli studenti spesso temono questo confronto: cosa si sente dirgli?
    "Agli studenti mi sento di porre un invito alla consapevolezza e alla responsabilità. Le sciocchezze che vengono in mente talvolta danneggiano solamente sé stessi, quindi anche se al momento sembra di essere riusciti a prendere in giro il professore, dovrebbero invece rendersi conto di chi stanno realmente prendendo in giro. Inoltre dovrebbero anche riflettere su cosa gli insegnanti potrebbero riferire ai loro genitori. Quindi invito i ragazzi alla responsabilità, alla consapevolezza e all’onestà con sé stessi e con i propri genitori. Anche perché se si è compiuto qualcosa è ovvio che prima o poi verrà riferito ai genitori, è bene cercare di non intendere mai l’occasione della distanza come occasione per sotterfugi, scopiazzamenti e vari meccanismi che ben conosciamo. Meglio concentrarsi sulle cose importanti e di non perdere tempo ma di metterlo a frutto".

    Con le mascherine: riflessioni di due dirigenti scolastici
    Di redazione  (
    Cristina Costarelli e Giovanni Cogliandro hanno inviato alla redazione di Orizzonte Scuola una riflessione sull’utilizzo della mascherina in classe“Dopo questi mesi, anzi, un anno ormai, di emergenza sanitaria, tutta l’antropologia relazionale sottesa all’insegnamento appare modificata, non solo per la lunga esperienza della didattica a distanza. Questa continua e radicale modifica ha avuto effetti nel nostro lessico quotidiano, nelle disposizioni personali e collettive, nelle attese, nei timori e nella creatività.La nostalgia dello stare in classe si è concretizzata negli sguardi, interrogativi e reciproci tra studenti e docenti, cercati negli schermi nel lungo intermezzo della DAD (che per alcune scuole di certo ancora non si è concluso). Lo stare in classe anche quando è possibile al 100% delle classi di una scuola, cioè negli istituti del primo ciclo d’istruzione, è segnata dalla presenza irrinunciabile della mascherina.A volte ci chiediamo, in un momento di pausa o di sospensione dei normali pensieri legati alla quotidianità, come ci siamo abituati a questo oggetto. La maschera ci protegge, preserva noi e gli altri dal pericolo di contrarre l’infezione così pericolosa, ci nasconde buona parte del volto.Il volto per la filosofia del XX. secolo è stato l’epifania dell’alterità, un’alterità sempre nuova e non riducibile al medesimo, il mostrarsi del diverso, la possibilità dell’incontro. Il volto si riduce in questi mesi allo sguardo, che traspare sopra i contorni delle mascherine.La scuola attraverso gli occhi è una scuola che purtroppo si trova nelle condizioni di dover lasciare da parte il volto e la mimica facciale ma ci fa concentrare su questo spazio in cui le emozioni ristagnano, fioriscono, danzano, vogliono comunque manifestarsi.Con singolare ironia non cercata è noto che persona significa maschera del teatro classico, e questi volti mascherati, accerchiati, costretti nella maschera ci dicono l’eccedenza della persona proprio in quello che la contiene.Lontananza e vicinanza sono i due poli di una diade che ha influenzato e continuerà a influenzare l’esperienza scuola, rendendo contigue la paura di perdere e la gioia di fruire un darsi che non può più essere dato per scontato.Ripartire dal volto, un volto che eccede la maschera e mostra l’essere persona che non vuole lasciarsi costringere oltre il necessario ma mostra che la relazionalità essenziale al volto non potrà essere soppressa. Ripartire quindi dallo sguardo e dal dialogo, così fondamentali nel consentire lo scambio di parole e lo scambio preverbale che fornisce quel supporto emotivo a ciò che si vuole significare e che viene perso negli scambi scritti fintamente dialogici che affannano le menti e distolgono dall’autenticitàQuesto riteniamo essere il compito di una scuola che si vuole comunità di persone, comunità dialogante, e per questo educante, comunità che accetta ma non si lascia contenere alla sua condizione di essere popolata di persone con le mascherine.Gli sguardi rimandano ai volti, specchio dell’altro e dell’incontro quotidiano in tutta la sua ricchezza emozionale, continua meraviglia dello scoprirsi e dello scoprire insieme.”

    CRONACA 15 FEB 2021 - 8:45
    Allungamento calendario scolastico, Costarelli: “Occorre fare delle
    scelte ben precise e ripensare la didattica”

    Di redazione

    La dirigente scolastica del Liceo Scientifico “Newton” di Roma, Cristina Costarelli, riflette sulla possiiblità di prolungare il calendario scolastico.
    “L’ipotesi di prosecuzione delle lezioni dopo l’8 giugno ha scaldato gli animi nel mondo della scuola in questi ultimi giorni. Si tratta di una questione complessa che va analizzata partendo dalle situazioni concrete delle scuole: di seguito alcuni spunti per ragionare”, afferma la vice presidente dell’ANP Lazio.
    Poi aggiunge: “Per pensare di stare a scuola fino alla fine di giugno bisogna sicuramente prevedere una risposta a queste difficoltà”
    ·         Ricalendarizzare gli esami di primo ciclo e maturità: i docenti sono gli stessi nelle commissioni e per le classi.
    ·         Provvedere alla climatizzazione delle aule: già a maggio, nella maggior parte degli edifici scolastici, le temperature iniziano a superare i 30 gradi.
    ·         Stanziare fondi per i docenti che possono dare disponibilità su base volontaria, visto che alla data dell’8 giugno avranno corrisposto agli obblighi contrattuali.
    ·         Prevedere lo svolgimento di tali attività in forma laboratoriale e innovativa affinché abbiano senso didattico.
    ·         Bisogna anche chiarire la finalità di queste attività: si tratta di recupero di carenze? Di potenziamento? Attività obbligatorie per tutti gli studenti? Perché se si tratta di recupero, da decenni si organizzano corsi nel periodo estivo, quindi da questo punto di vista nulla di nuovo.
    ·         Si possono pensare come corsi a distanza, ma avrebbe senso recuperare a distanza le difficoltà createsi per la maggior parte proprio in DAD?
    “Deve essere chiaro che affrontare questo argomento non significa dire, o solo pensare, che docenti e studenti abbiano lavorato di meno in questo difficile anno scolastico: hanno tutti lavorato di più e nelle condizioni peggiori che si siano mai viste nella storia post-bellica. Non si è perso tempo: il tempo è stato utilizzato in modo diverso. Molto tempo è stato speso per gli imprevisti legati all’emergenza sanitaria, per le connettività precarie, per passare continuamente dalla distanza alla presenza e viceversa. Si è lavorato meno sui contenuti, i “programmi” non saranno tutti completati; ma si è lavorato su nuovi aspetti di competenza, sulla gestione di fragilità emotive e relazionali, sulla rimodulazione della vita dei giovani in una dimensione nuova e sconosciuta per tutti“, continua.
    Costarelli, poi, ribadisce: “Il fatto che le programmazioni non vengano completate ha delle ripercussioni, indubbiamente: in misura maggiore nelle classi d’esame, in particolare per gli studenti che si proiettano verso l’università e il mondo del lavoro. Ma è importante anche chiedersi se prolungare la scuola di 20 giorni a giugno sia davvero la soluzione al problema”.
    Infine sottolinea: “Alla luce di questo quadro nessuna pretesa di dare risposte, giusto una ipotesi: che sia necessario, per questi anni scolastici del Covid, ragionare secondo le parole di E. Morin di “testa ben fatta”, invece che di “testa ben piena”?  Difficile immaginare che in un periodo in cui il mondo intero ha visto uno sconvolgimento generale, la scuola possa garantire gli stessi esiti di degli anni precedenti. Forse occorre rivedere anche gli obiettivi da raggiungere, fare scelte e concentrarsi sui nuclei e le competenze fondanti, oltre che ripensare la didattica, come si è visto e si vede ancora necessario”.

    Cristina Costarelli, vicepresidente dell’ANP Roma,  ha parlato al quotidiano Il Tempo a margine dell’ultimo tavolo  operativo prima della riapertura delle secondarie di secondo grado  prevista il 7 gennaio: “Come Associazione Nazionale Presidi abbiamo  apprezzato quanto emerso dal tavolo operativo con l’assessore regionale  alla Scuola Claudio Di Beradino e l’Ufficio scolastico regionale,  accogliamo favorevolmente l’apertura alle nostre richieste che in larga  parte coincidono con quelle di tutte le organizzazioni sindacali del  comparto scuola e confederali presenti. Restiamo contrari alle due fasce  orarie rigide di ingresso stabilite, che non vanno di certo incontro  all’autonomia delle scuole. Rimangono aperti poi diversi problemi:  attendiamo di visionare il piano trasporti. Rimangono criticità anche  sul fronte sanitario? Adesso che ripartiamo a pieno carico, anche se  inizialmente al 50% in presenza, con i dati dei contagi che si rialzano  siamo decisamente preoccupati sulla questione del tracciamento dei  tamponi da parte delle Asl. Non si sa se partiranno in forma estensiva. È  per questo che abbiamo chiesto misure più intense per le scuole, come  drive-in dedicati e risposte immediate dalle comunicazioni dei casi di  positività (…)”.

    ROMA – I primi banchi monoposto sono arrivati a Roma,  al liceo scientifico Newton. “Oggi abbiamo ricevuto un lotto di 500  banchi che avevamo ordinato a inizio luglio- dichiara all’agenzia di  stampa Dire la dirigente scolastica Cristina Costarelli- abbiamo giocato d’anticipo sfruttando i fondi del decreto Rilancio.
    Dei 37mila euro ricevuti ne abbiamo destinati poco più della metà,  20mila euro, all’acquisto dei banchi monoposto. Sono 380 banchi  rettangolari tradizionali e 120 trapezoidali di quelli che si possono  disporre a isole”.
    Non sono i banchi monoposto con le rotelle per “una questione di  economicità- continua la preside- con 20mila euro ne abbiamo acquistati  500, mentre se ci fossimo spostati sull’altra tipologia ne avremmo  acquistati un quarto”.
    Gli alunni sono 1.100 e anche per questo la richiesta di altri banchi  è già partita: “Ne abbiamo richiesto altri 300 tradizionali e 80 sedute  innovative, alcuni monoposto già li avevamo e se arriveranno questi  ulteriori dal ministero saremo coperti”.
    Sugli spazi “siamo stretti- ci tiene a sottolineare- perché abbiamo  aule piccole e gli alunni per classe sono numerosi, viaggiamo con una  media di 25-30 alunni per classe nonostante le aule ne possano contenere  20. Per questo abbiamo optato per mantenere 1 giorno su 6 di didattica a  distanza, quindi 1 giorno su 6 una classe rimarrà a casa, liberando  degli ambienti in cui poter dislocare gli studenti in presenza.
    Ovviamente i locali vanno in parallelo con i docenti per questo fra  le richieste che i presidi fanno da tempo c’è quello di poter allargare  il corpo docenti”.
    Proprio ora che arrivano i banchi torna alla ribalta la posizione del  professor Alessandro Miani, presidente della Sima, la Società italiana  di medicina ambientale, che evidenzia come il vero problema non sono i  banchi monoposto quanto il ricambio d’aria. “L’aspetto peggiore di  questo periodo- ci confida con un sorriso la preside – è la situazione  di incertezza in cui viviamo.
    Daremmo anche dei soldi per avere un punto, per sapere. Naturalmente è  comprensibile l’incertezza dipende poi dalle situazioni epidemiologiche  e comprendiamo che non c’è la cattiva volontà di nessuno, ma per noi  diventa faticoso perché rischiamo di costruire dei meccanismi e delle  strutture che poi al 10 settembre ci viene detto ‘avete giocato, ora  smontate tutto’ e questa è la cosa peggiore”.
    L’OCCUPAZIONE AI TEMPI DEL COVID
    Ai nostri ragazzi manifestanti, in occupazione o con intenzione di farlo, è necessario ricordare alcune riflessioni
    - la prima: non esiste una sicurezza assoluta in nessun campo ed in nessun momento dell’attività umana. La vita stessa è una malattia mortale, visto il suo esito obbligato. Esistono solo sicurezze relative, fatte di misure di prevenzione, di prudenza nei comportamenti, di prevalere della ragionevolezza sugli impulsi. Per esempio, è molto più pericoloso un sabato sera in discoteca, con il tragico corollario di incidenti sulla via di casa, che una settimana a scuola con mascherine, gel igienizzanti, finestre aperte e distanziamento rigoroso. E quindi chiedere la sicurezza di non ammalarsi a scuola è come chiedere di non soffrire per amore, di non aver mai un incidente stradale, di non misurarsi mai con l’insuccesso: uno stato d’animo, comprensibile, con cui si può solidarizzare sul piano emotivo, ma non una base di trattativa;
    - la seconda, assai più importante: forme di protesta come le improvvisate assemblee, le autogestioni e, ancor peggio, le occupazioni sono il modo migliore per correre quei rischi contro cui, a parole, si chiede di essere protetti. Il virus è indifferente alle motivazioni delle persone che colpisce: è solo sensibile alle distanze (più sono ridotte, meglio può “saltare” dall’uno all’altro); ai comportamenti (non portare la mascherina o portarla abbassata nella foga delle discussioni); alle imprudenze (promiscuità nell’uso di oggetti – per esempio i megafoni così di moda in queste circostanze). Rivendicare il diritto alla sicurezza assumendo comportamenti che implicitamente la negano non è un diritto soggettivo: è un atto di inconsapevolezza che, in altri momenti, può far sorridere gli adulti. Ma, in questo momento, non può e non deve essere sottovalutato.
    Le occupazioni rischiano di diventare altrettanti focolai di contagio: focolai che, purtroppo, si estenderanno ai loro compagni quando la scuola riprenderà, e poi a ritroso alle famiglie dei loro protagonisti, ai loro vicini, a quelli che prenderanno l’autobus con loro.
    Da marzo 2020 abbiamo accettato che perfino libertà fondamentali, iscritte nella Costituzione – come quella di libero movimento – venissero compresse: il tutto per accelerare la fine dell’incubo e l’uscita dal tunnel. Adesso che, forse, qualche barlume di miglioramento si intravede, non possiamo regalarlo all’incoscienza ed alla irresponsabilità di pochi. E allora, chi ha il dovere e il potere per imporre il rispetto delle regole lo faccia senza ulteriori indugi.
    Altrimenti – oltre al rischio di una pesante ricaduta nella diffusione del contagio – passerà un messaggio dei più diseducativi e devastanti per una comunità: che lo Stato può chiedere sacrifici anche estremi e pesanti ai suoi cittadini finché questi lo rispettano; ma che, quando qualcuno non ne rispetta la leggi appellandosi ad una presunta extraterritorialità, lo Stato sta a guardare.
    Ci sarà tempo per giocare alle occupazioni, quando tutto questo sarà finito. E saremo anche disposti a tollerarlo allora, come abbiamo fatto in passato, perché la crescita passa anche attraverso gli errori. Ma adesso, no. A nessuno può essere consentito di operare per distruggere, neppure involontariamente, la vita degli altri e il tessuto sociale di cui fa parte.
    Iscrizioni 2021-2022, boom per i licei, calo dei tecnici: i motivi.
    Le parole di una dirigente scolastica di Roma
    ORIZZONTESCUOLA.IT  
    I dati delle iscrizioni per l’anno scolastico 2021-2022 sono stati resi noti nei giorni scorsi. A Orizzonte Scuola, la dirigente scolastica del Liceo Scientifico “Newton” di Roma, Cristina Costarelli, commenta i dati del Lazio.“I dati delle iscrizioni per il 2021-2022 segnano un ulteriore incremento della scelta per i licei che raccolgono più del 50% delle preferenze. Un dato che nel Lazio raggiunge il 72,1% e non è una buona notizia”, afferma
    Poi Costarelli entra nello specifico:
    “Le motivazioni sono diverse, con conseguenti difficoltà per gli studenti nell’immediato del percorso scolastico e per il loro futuro.  Le decisioni sono spesso condizionate dal presupposto insuperato che solo i licei siano “scuole buone” e formative, secondo un pregiudizio di stampo gentiliano e classicistico per cui le discipline tecnico-pratiche siano di rango inferiore rispetto a quelle “culturali e teoriche”. Il lavoro di orientamento tende più alla conoscenza degli indirizzi e delle scuole che non ad una riflessione vocazionale sulle reali attitudini dei ragazzi; c’è l’ansia di scegliere la scuola più che di capire quale sia il percorso migliore per ciascuno di loro, anche se su questo aspetto l’attenzione va migliorando. I consigli orientativi delle “scuole medie” restano spesso inascoltati da parte delle famiglie. È ancora carente una diffusa e approfondita conoscenza dei percorsi tecnici e professionali, con i relativi sbocchi lavorativi”.“Il tutto quest’anno è stato aggravato dalla pandemia che, costringendo agli open day a distanza e a ai tour virtuali, ha reso più difficile la fase di avvicinamento e conoscenza delle scuole superiori, oltre a tempi di iscrizione forse troppo anticipati (chiusura il 25 gennaio, mentre pochi anni fa si arrivava a tutto febbraio)”, aggiunge Costarelli.
    “Purtroppo una scelta sbagliata, affrettata e non ponderata apre le porte alla frustrazione dei primi anni di scuola superiore, alla dispersione scolastica e al conseguente aumento di giovani Neet – che non studiano né si formano e non hanno un’occupazione. A Roma stessa e nel Lazio ci sono aziende che cercano tecnici e professionisti appena usciti da scuola per introdurli nel mondo del lavoro, ma l’offerta di giovani preparati non riesce ad accontentare la domanda; di contro abbiamo università popolate di un certo numero di studenti che difficilmente arriveranno alla laurea”, conclude la dirigente scolastica.
    Pagelle al tempo della Dad, come si regolano le scuole?
    Risponde la preside
    4 febbraio 2021
    Di Lucilla Tomassi
    Nonostante la crisi di governo che sta tenendo in ostaggio le prime pagine di tutti i quotidiani, in questo periodo studenti e genitori hanno un’altra grave incombenza: le pagelle di fine primo quadrimestre. Tra Dad, turni, ingressi scaglionati e presenza al 50% questa prima parte dell’anno scolastico è stata una vera e propria sfida, sia per i ragazzi che per i professori: ma come si saranno comportati questi ultimi nel dare i voti al momento degli scrutini? E come consultare la tanto temuta pagella? L’abbiamo chiesto a Cristina Costarelli, la Dirigente scolastica del liceo scientifico Newton di Roma, che ha fugato ogni dubbio riguardo valutazioni, Dad e come tutte queste difficoltà sono state affrontate in questi mesi.

    Preside, come si arriva al voto in pagella in un periodo in cui molti studenti hanno passato diverse settimane presenti a scuola solo in digitale?
    "Rispetto al voto in pagella del primo periodo, dietro all’espressione di questo voto ci sono delle griglie di valutazione che hanno predisposto le scuole e sono nei piani dell’offerta formativa. Si tratta di schede in cui si tiene conto sia della parte che gli studenti hanno frequentato in presenza sia della parte a distanza. Quindi, fino a ottobre, in presenza, si tiene conto di quello che è avvenuto in quel periodo. Per quanto riguarda il periodo a distanza, ci sono gli stessi criteri rispetto agli obiettivi della progettazione, ma si tiene conto anche degli aspetti aggiuntivi specifici della didattica a distanza, come la responsabilità, l’impegno, la modalità diversa di predisposizione degli elaborati. In sintesi, va ricordato sempre che il voto che si trova nella scheda del primo quadrimestre non è mai la media aritmetica dei voti delle prove. Il voto della singola prova è il voto di quella prestazione, mentre la valutazione che si trova nella pagella del primo quadrimestre tiene conto anche di un percorso fatto dallo studente da un punto di partenza a un punto d’arrivo".

    Quali sono stati i modi più comuni per verificare la preparazione degli studenti?"Per verificare la preparazione degli studenti, in presenza sono state usate le modalità consuete (scritte, orali e, per le materie che lo richiedono, pratiche), mentre a distanza sono state utilizzate prove a tempo, test, elaborati, prove da realizzare autonomamente a casa e poi inviare al professore. Nella fase di didattica a distanza c’è una maggior varietà di prove, in modo tale da poter avere più elementi per esprimere una valutazione, perché chiaramente la distanza rende questa valutazione un po’ più difficile".

    Visto il periodo, saranno prese in considerazione durante gli scrutini eventuali problematiche legate alla Dad?"Per quanto riguarda le problematiche legate alla Dad, sicuramente se ne tiene conto in questo periodo. Le valutazioni, soprattutto quelle un po’ più negative, vengono anche ammorbidite".

    E' possibile che uno studente si veda assegnare un 'non classificato' perché non ha avuto gli strumenti per frequentare in Dad?"In primis tutte le scuole hanno fornito strumenti a tutti coloro che ne avevano bisogno, sia in termini di device sia in termini di chiavetta per la connessione. Se addirittura le difficoltà fossero state insuperabili, si poteva anche prevedere che i ragazzi venissero a scuola. Sappiamo che per i ragazzi con DSA era possibile ed è sempre stata permessa la frequenza. Quindi la risposta è assolutamente no: nessuno ha mai avuto un 'non classificato' per non aver avuto gli strumenti".

    Complessivamente, nella sua scuola il rendimento, e quindi i voti, degli alunni hanno risentito del ricorso prolungato alla DaD al 100%?"Nella scuola nella quale sono dirigente il percorso in Dad ha determinato qualche lieve scostamento dagli anni precedenti. Da uno sguardo complessivo sicuramente ci sono state meno insufficienze gravi, proprio perché si è tenuto conto di queste difficoltà e soprattutto per quanto riguarda gli studenti del primo anno, ma in modo residuale si è osservata questa differenza".

    Sono previsti corsi di recupero in caso di insufficienze? Come si stanno organizzando le scuole?"Ove ci siano delle insufficienze, le scuole si stanno organizzando in varie modalità, già attuate in passato. In molte scuole si prevedono una o due settimane in cui si definisce questo periodo come sospensione della didattica, si ferma l’avanzamento del programma del percorso annuale e ci si concentra sul recupero di classe: nel senso che è un recupero di gruppo per chi ha delle difficoltà, ma anche un approfondimento, un potenziamento per tutta la classe. Poi si prevedono corsi di recupero pomeridiani, oppure degli sportelli di recupero a richiesta. Le modalità per venire incontro alle difficoltà dei ragazzi sono numerose".

    La "consegna" delle pagelle avverrà in maniera differente rispetto al passato a causa della pandemia?
    "Rispetto alla consegna delle pagelle non ci sono differenze: perché già da diversi anni non avveniva una consegna fisica delle pagelle, ma la visualizzazione della scheda di valutazione avviene tramite il registro elettronico, quindi nessuna novità rispetto agli anni precedenti".

    In generale, i tradizionali colloqui scuola famiglia come si sono svolti fino a questo momento?"In riferimento ai colloqui scuola-famiglia, anche qui le modalità hanno tenuto conto della distanza. Si è partiti da scambi via mail tra i genitori e i professori oppure contatti telefonici. Inoltre, più diffuse e anche più gradite soprattutto dai genitori sono le videocall attraverso il sistema di prenotazione del registro elettronico, ormai ben collaudato. Il genitore prenota un colloquio e automaticamente il sistema genera un link che indirizza alla videocall".

    Un’ultima considerazione sulla situazione di questi ultimi mesi?"Attenzione a non far passare l’idea che siccome si tiene conto delle difficoltà della didattica a distanza significa che il percorso sia più facile, che ci siano degli sconti e che i ragazzi debbano lavorare di meno. Perché è un po’ questo il rischio: nel momento in cui si dice 'ok cerchiamo di essere più comprensivi' è facile che passi il messaggio 'ok allora possiamo rilassarci, i ragazzi possono studiare di meno'. Ecco, non è così. Perché comunque le richieste in termini di obiettivi sono le stesse. Il fatto che qualche argomento, qualche contenuto, non possa svolgersi regolarmente non significa che comunque non ci sia l’attenzione ai cosiddetti nuclei fondamentali delle discipline. Quindi i punti centrali e fondamentali delle programmazioni si svolgono in ogni caso. Certamente questo periodo, che alterna lezioni a distanza e in presenza, porta a dover cercare continuamente nuovi equilibri e costringe a ridurre in qualcosa i contenuti, ma non gli obiettivi e le competenze fondamentali".

                            

                                                                                                                   



    Si invitano
    docenti e dirigenti scolastici al webinar su:
    Curriculum dello Studente
    Introduce Mario Rusconi, presidente ANP Roma e Lazio
    Modera Gianna Fregonara,
    giornalista del Corriere della Sera
    ________________________________________
    ·         Quadro generale di riferimento - Damiano Previtali, Dirigente dell’Ufficio “Valutazione del sistema nazionale di istruzione e formazione” della DGOSVI del Ministero dell’Istruzione
    ·         La piattaforma per il Curriculum dello studente – Monica Logozzo, Dirigente scolastico in servizio presso l’Ufficio “Valutazione del sistema nazionale di istruzione e formazione” della DGOSVI del Ministero dell’Istruzione
    Question time
    Conclusioni di Cristina Costarelli, vice-presidente ANP Roma
    ______________________________
    Giovedì 6 maggio, ore 16,00-18,00


                                                                                                                                                                                                  Prof. Mario Rusconi


    Viale del Policlinico 129/a, 00161 Roma Tel. +39 06 44245820-44243262 Fax +39 06 44254516
    www.anp.it e-mail anp@anp.it
                                                                                                           
    CRISTINA COSTARELLI
    info@cristinacostarelli.it
    cristina.costarelli.anp@gmail.com

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